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MAGYAR HONFOGLALÁS, SZEKELY ROVÁSÍRÁS, ROVÁS, UGARITI ABJAD, MAGYAR OSHAZA, ERDÉLY, SZÉKELYFÖLD, SZEKLER LAND, MAGYAR RÉGÉSZET, OSNYELV, MAGYAR NYELV MAGYAR MUVÉSZET, OSI VALLÁS, MAGYAR OSI TÖRTÉNET, SZENT KORONA, SELYEMÚT, TARIM-MEDENCE, UJGUR, UYGHUR, UIGUR, HUNOK, PAZIRIK, PAZYRYK, XIONGNU, HSZIUNGNU, MAGYAR TUDOMÁNYOS AKADÉMIA, AINU, SZARMATA, AVAROK, ETRUSZK, KUSÁN, KALASH, TRANSYLVANIA, SZKÍTIA, SCYTHIA, RUNES, ARCHAEOLOGY, SILK ROAD, TARIM BASIN

"Only if you dare to consider possible what is impossible, you will be capable of great discoveries."
Goethe
"Everybody knows that a thing is inexplicable until some unknowing fool comes along and explains it."
Einstein

03 - L'ABJAD DI UGARIT... UN ALFABETO ROV?S (SZ?KELY-MAGYAR ROV?S?R?S)




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From the VUARK, through the Pannonico, to the Phoenician abjad

Magyar rovás

Le rovás magiare

Le rovás magiare costituiscono un alfabeto di 40 lettere, piu' alcune legature o lettere che rappresentano gruppi consonantici o sillabe.
Circa 24 rovás sono simili a segni di Vinča, a rune Germaniche, a lettere delle scritture runiche asiatiche e dei piu' antichi alfabeti italici ed elladici. 16 lettere sembrano essere state aggiunte successivamente: sono curve e/o non rispettano le 5 regole della scrittura runica (vedi pagina 45 del libro) e/o non sono simili ne' a segni di Vinča ne' ai successivi alfabeti europei. Queste 16 lettere furono aggiunte alle rovás in Asia Centrale, al tempo in cui i Magiari non usavano piu' incidere su materiali duri, ma disegnare su pergamena, come facevano i Parti.
Delle 24 lettere che sono simili alle rune Germaniche, 16 sembrano essere molto simili, ma 8, che potrebbero corrispondere ai caratteri aggiunti dai Celti per rappresentare i loro fonemi Indo-Europei, non lo sono molto. In particolare, il fonema [θ] fu' scritto  al nord e si e' mantenuto in Irlandese; ma fu' scritto  al sud e, ancora simile, si e' mantenuto in Greco.
Le rune Germaniche e le rovás magiare potrebbero pertanto avere un antenato comune in un alfabeto di 16 lettere.
L'originario *VUARK Flavio di 16 lettere infatti, ma anche l'alfabeto *Pannonico, possono essere facilmente ricostruiti comparando le rovás e le rune con alcuni degli alfabeti piu' antichi: quelli di Esik, di Lemnos, dei Camuni, di Veio, di Marsiliana, e gli alfabeti Venetici ed Ateniese.
Gli alfabeti di Esik, di Lemnos, e dei Camuni non sono stati ancora decifrati. Gli alfabeti di Esik e di Lemnos sembrano essere congrui con la ridotta fonologia ugro-finnica: l'alfabeto di Esik non contiene nessuna delle lettere aggiunte dai Germani e dai Celti in Europa; l'alfabeto di Lemnos ne contiene solo alcune. Questi tre alfabeti, per varii motivi isolati, hanno mantenuto alcuni dei caratteri piu' antichi del *VUARK.
Ad Esik (nelle vicinanze di 'Alma Ata' = 'madre/padre delle mele', il nome ungherese dell'ex capitale del Kazakistan), nella tomba di una principessa-sciamana-amazzone (J. W. Jay) sepolta con un ricco tesoro, e' stata trovata una iscrizione incisa su un piatto d'argento. La tomba e' stata datata V secolo a.C.. I caratteri che compongono l'iscrizione consistono in: 12 caratteri identici a 12 del *VUARK Flavio, due *caratteri identici ad altri due del *VUARK, ed alcune possibili legature. Quest'iscrizione non può essere fenicia, né greca perché alcune delle sue lettere e legature non sono mai state scritte nell'area mediterranea, (ad eccezione delle coste occidentali del mar Adriatico, dove si suppone che popolazioni Pannoniche siano migrate dall'Illiria). Invece, questi caratteri e legature appaiono in alfabeti successivi della pianura turanica, nelle rovás siberiane, in quelle magiare, nel sillabario Nü Shu (Yunnan, Cina), e nella scrittura Kaganga (Sumatra) (vedi 'Honfoglalás... the Magyars are back home' per altri markers culturali che collegano tutte queste regioni). La scrittura di Esik non contiene alcun carattere somigliante a quelli aggiunti in Europa per rappresentare fonemi indo-europei: le popolazioni ungheresi che migrarono ad Esik potrebbero essere state in grado di mantenersi separate, in Europa, da quelle celtiche.
Negli alfabeti dei Camuni, all'atto della loro incisione, i fonemi indo-europei erano gia' stati aggiunti; ma i corrispondenti caratteri erano diversi da quelli utilizzati sia nelle rune Germaniche che nelle rovás magiare. Gli alfabeti Camuni dimostrano che la Germanica  e la Pannonica  erano caratteri alternativi per lo stesso fonema [a]. Gli alfabeti dei Camuni contenevano una lettera tra D ed E che anche l'Ugaritico aveva, nella stessa posizione. Questa lettera era scomparsa da tutti gli alfabeti europei all'inizio del I millennio a.C. o era stata spostata tra la N e la O, come pure successe nel passaggio da cuneiforme ugaritico a lineare fenicio. Negli alfabeti camuni e' presente un ideogramma che fu' copiato dagli Ugaritici, ma che non fu' mai translitterato dai Levantini. Gli alfabeti camuni hanno caratteri che appaiono nelle scritture ugaritiche, ma non appaiono nell'abjad fenicio. Pertanto, i Camuni non possono aver copiato i loro alfabeti dai Fenici, tanto meno dai Romani! Invece, gli Ugaritici potrebbero aver copiato un alfabeto europeo, in alcune caratteristiche, simile a quelli dei Camuni.
L'alfabeto di Veio e di Marsiliana sono stati trovati in Etruria: questi due alfabeti non (non) erano alfabeti etruschi: gli Etruschi mai, o solo occasionalmente, usarono 8 lettere di questo alfabeto. Gli Etruschi mai aggiunsero i fonemi indo-europei al loro alfabeto: le poche eccezioni furono graficamente e foneticamente instabili nel tempo e nello spazio (i caratteri, e la fonologia loro associata, cambiarono nel tempo, e da una regione all'altra), in molti casi diverse dalle lettere fenicie, e in alcuni casi diverse da ogni altra scrittura conosciuta (Esempio: 8 per [f]). Gli alfabeti di Veio e di Marsiliana potrebbero essere alfabeti Pannonici, piu' antichi di alcuni secoli rispetto alla loro datazione ufficiale (VIII-VII secolo a.C.): infatti, sono piu' simili all'alfabeto che gli Ugaritici potrebbero aver copiato che al successivo alfabeto fenicio (Vedi tavola 60 del libro).

Le rune Germaniche (Futhark)

Le rune Germaniche erano costituite da 24 lettere, 8 delle quali non furono stabili nel tempo e nello spazio e/o non rispettano le regole della scrittura runica. Le rimanenti 16 rune, piu' stabili nel tempo e nello spazio, rappresentano 16 fonemi che sono ancora peculiari dell'alfabeto finlandese. I fonemi [b], [d], [γ], [w], [z], [f], [θ], (e probabilmente [o] in tempi antichi) non sono, ancor oggi, usati in parole di origine finlandese. Questi fonemi furono aggiunti dai Germani e corrispondono alle 8 lettere che sono graficamente e foneticamente instabili nel tempo e nello spazio nelle varie scritture runiche europee.
Quando le popolazioni germane lasciarono la Scandinavia, i Vikinghi ritornarono a scrivere con un alfabeto di 16 lettere, congruo con una fonologia ridotta, ugro-finnica.

Il VUARK Flavio

Tutti (tutti) gli alfabeti europei piu' antichi (Facchetti, Kirckhoff, ancientscripts.com, et alia), inclusi l'antico ateniese, l'etrusco, il Lineare B ed il cipriota, ebbero solo le lettere che rappresentavano i 16 fonemi ugro-finnici. Anche il tocario, la cosiddetta lingua 'indo-europea' del bacino del Tarim, (probabilmente una lingua 'intertwined' ungherese/sanskrito di Gandhara), aveva una fonologia ridotta. Anche l'antico ungherese mancava dei fonemi [b], [d], [γ] (M. Alinei). Le antiche lingue agglutinanti, incluso il sumero, secondo alcuni accademici, avevano (e molte ancora hanno) una fonologia ridotta.
Tutti i piu' antichi alfabeti europei, per quanto detto, derivano da un unico alfabeto originario di 16 lettere. Le lettere per i fonemi indo-europei furono aggiunte in seguito, quando gli Indo-Europei impararono a scrivere.
Sia le rune Germaniche che le rovás magiare derivano da un alfabeto piu' antico, pre-Indo-europeo, (*VUARK di 16 lettere) congruo con la fonologia ugro-finnica, ed erano costituite da caratteri identici o simili ai segni di Vinča. Le stesse lettere del *VUARK furono ereditate in seguito dalle scritture del sud Europa, con lo stesso valore fonetico originario. (Vedi tavola 43 del libro, che mostra che tutte (tutte) le lettere dei *VUARK e dell'alfabeto *Pannonico furono usate in seguito dai piu' antichi alfabeti europei).
Il *VUARK Flavio potrebbe essere stato portato sulle coste del mar Baltico da quelle popolazioni ungheresi che migrarono dal Bacino Carpatico verso nord all'inizio del II millennio a.C. (Vedi il libro 'Honfoglalás... the Magyars are back home' pagina 85).
Il *VUARK Flavio si evolse in due differenti scritture: *VUARK Pannonico (dal quale derivarono le rovás magiare) e *VUARK finnico (dal quale derivarono le rune Germaniche). Solo poche lettere fanno la differenza tra i due *VUARK. Sorprendentemente le rovás magiare, la Madre di tutti gli alfabeti, hanno mantenuto entrambe le varianti (ed anche varianti che appariranno in Europa meridionale):  e  ;  e  ;  e  ;  e  ;  e  ;  e  ... fino al XIX secolo d.C..
Tutti gli alfabeti antichi citati nel libro hanno una caratteristica in comune: nessun carattere e' scritto con tratti orizzontali. Una regola cosi' rigorosamente rispettata, poteva essere solo una regola religiosa. Da notare anche che gli alfabeti antichi avevano un numero di lettere multiplo di 8 (16, 24, 40).

Una 'ricostruzione' storica o linguistica, comunque, e' pura speculazione fin quando non si trova, all'epoca presunta, una prova della sua esistenza.

L'abjad ugaritico

L'abjad ugaritico (abjad = alfabeto consonantico, senza vocali) e' scritto in cuneiforme. Il cuneiforme non era nella tradizione della regione. La tradizione scrittoria locale e' quella di Biblos (ancora indecifrata), che, comunque, sembra aver preso in prestito alcune rovás e/o segni da Vinča nel XIX secolo a.C. (vedi tavola 49, proel.org).
L'ugaritico e' scritto da sinistra a destra in una regione che sempre, e fino ad oggi, scrive da destra a sinistra. Anche in Beth Shemesh (Israele), fu' usata la scrittura ugaritica, ma fu modificata per farne una scrittura sinistrorsa, modificata per adattarla alla tradizione locale.
L'abjad ugaritico contiene lettere per le vocali: i Semiti non usarono le vocali dell'ugaritico e ancora oggi non utilizzano vocali nelle loro scritture. I caratteri ugaritici che corrispondevano a vocali in Europa furono usati dai Semiti come semivocali o laringali; le lettere per [i] e [u] non furono mai neppure translitterate. I tre caratteri vocalici ugaritici furono solo usati in parole straniere.
Nessuna scrittura semitica settentrionale ha mai translitterato 8 lettere della scrittura ugaritica (vedi tavola 55, proel.org): queste lettere erano fonemi estranei, vocali, o ideogrammi. Chi avrebbe mai inventato un alfabeto con delle lettere che non sarebbero mai state usate?
L'ordine delle lettere dell'abjad ugaritico non e' il tradizionale ordine degli alfabeti semitici - h, l, h, m... L'alfabeto di Beth Shemesh fu' anche modificato in modo da rispettare l'ordine semitico delle lettere.
L'abjad ugaritico era estraneo alla regione nella quale fu' scritto: per questo ebbe una vita breve: 2 secoli.
L'abjad ugaritico non puo essere stato creato in Fenicia.

L'ugaritico fu un tentativo di scrivere l'alfabeto *Pannonico usando la tecnica di scrittura cuneiforme presa in prestito dagli Accadi.
L'ugaritico potrebbe essere stato originariamente una scrittura segreta usata tra commercianti Pannonici e una popolazione levantina amica (o un 'Middle East settlement' di Pannonici): infatti, i Pannonici lo avrebbero facilmente capito e i Levantini avrebbero potuto usare le loro tavolette di argilla e la loro tecnica di scrittura.
La chiave di codifica segreta si e rivelata molto efficiente: nessuno l'ha scoperta per 3,300 anni! Non sono io il mostro, ma tutti coloro che hanno guardato all'ugaritico con scarsa attenzione, perche' non serviva ai loro scopi. Se lo guardi attentamente, ti accorgi facilmente di com'e' simile alle antiche scritture europee!

I Fenici, nel secolo XI a.C., convertirono di nuovo la scrittura cuneiforme in scrittura lineare, utilizzando la chiave e le regole inverse rispetto a quelle che erano state usate per trascrivere l'alfabeto *Pannonico in ugaritico: infatti, lasciarono nell'abjad fenicio gli stessi errori di scrittura che appaiono nell'abjad ugaritico: la B ha una sola gobba. Una tale B, con una sola gobba, non fu' mai copiata da nessuna scrittura antica europea. Neanche la testa di bue (aleph) fu' mai copiata dagli Europei (eccetto dagli Ateniesi. Vedi pagina 59 del libro per l'origine della A). Neanche la C... et cetera. I Greci 'copiarono' solo lettere che essi gia' usavano!
I Greci non copiarono l'abjad fenicio. Gli Ateniesi e le genti di Lemnos usarono l'alfabeto di 16 lettere fino a quando furono in grado di parlare e scrivere la propria lingua, fino all'inizio del I millennio a.C.: solo a quel tempo le lettere necessarie a rappresentare i fonemi indo-europei iniziarono ad apparire in Grecia (Kirckoff). I Greci non ebbero bisogno di inventare le vocali. Infatti, le vocali esistevano gia' nell'alfabeto europeo *Pannonico: tant'e' che gli ugaritici copiarono le vocali dal *Pannonico, ma non le usarono. Ne usarono alcune come semivocali o laringali e mai translitterarono i segni per [i] e [u]. Le lettere che in Europa corrispondevano a vocali furono usate in ugaritico solo per la translitterazione di parole straniere.
Gli Europei non copiarono il loro alfabeto dai Fenici; ma i Fenici, i Greci e gli Etruschi copiarono l'alfabeto dai Pannonici.

L'alfabeto *Pannonico ricostruito esisteva: infatti, fu copiato dagli Ugaritici nel XIV secolo a.C..
Vasil Ilyof ha preparato una tabella con l'intento di dimostrare che l'alfabeto cirillico deriva dai segni di Vinča. (Ha ragione: tutti gli alfabeti derivano dai segni di Vinča!). La tabella dimostra che in Macedonia (area della Cultura di Vinča) tra il 1650 ed il 1200 a.C. (epoca in cui il *Pannonico arrivo' ad Ugarit) tutti i caratteri del *Pannonico venivano gia' correntemente scritti.

Conseguenze

Gimbuteniė aveva ragione: i segni di Vinča erano, o generarono, la scrittura della 'Old Europe'. Dai segni di Vinča derivo' il *VUARK Flavio, che fu la Madre di tutti gli altri alfabeti. La maggior parte delle lettere del *VUARK sopravvisse nel Futhark e nelle rovás magiare, ed ancora sopravvive, modificata dal tempo, nell'alfabeto romano che tutti noi utilizziamo quotidianamente.
Gli Ungheresi erano in Europa nel XIV secolo a.C.. (vedi anche 'Honfoglalás... the Magyars are back home'). Essi portarono l'alfabeto *VUARK di 16 lettere in nord Europa, dove questo si evolse in rune Germaniche. Essi portarono le rovás *Pannoniche in Asia Centrale, dove queste si evolsero in rovás magiare ed in altre scritture asiatiche.
Gli Europei che avevano un alfabeto, prima che gli Indo-Europei arrivassero in Europa, parlavano lingue agglutinanti con una fonologia ridotta. Il substratum ugro-finnico e' responsabile della maggior parte delle mutazioni fonetiche dell'Europa antica (vedi un prossimo libro).
Gimbuteniė descrisse correttamente la società della 'Old Europe': matriarcale, egalitaria, amante della pace... ma commise un errore: queste popolazioni non erano Indo-Europei nomadi, guerrafondai e pecorai; erano Ungheresi sedentari, democratici ed amanti della pace.
Gli Ungheresi sono la piu' antica popolazione che appare nella storia dell'Umanità con un alfabeto, e forse con una scrittura (la tavoletta di Tatarlaka).

(L'unica altra origine ipotizzata per svelare il 'mistero' della scrittura di Ugarit e' quella di una derivazione dai segni levantini dell'eta' del bronzo (proto-canaaniti e proto-sinaitici). Quest'ipotesi e' sostenuta (congiuntamente!) da accademici e religiosi ebrei, cristiani e libanesi (islamici) nel tentativo di dimostrare la storicita' della Bibbia per mezzo della letteratura ugaritica ed, eventualmente, obiettivo finale, di dimostrare che la Bibbia non fu tramandata oralmente, ma scritta in proto-canaaneo. Gli indizi su cui si basa questa teoria sono: i segni proto-canaaniti/sinaitici erano usati nella stessa regione del cuneiforme ugaritico; l'ugaritico fu' forse usato per scrivere anche la lingua canaanea; il nome delle lettere greche deriva dal nome delle lettere fenicie (il che e' vero, ma non dimostra che gli abjad ugaritico e fenicio derivino dai segni proto-canaaniti/sinaitici. Dei molti segni dell'eta' del bronzo conosciuti, solo pochi sono vagamenti simili a caratteri fenici. (vedi pagine 135-137 del libro). Quei religiosi, non spiegano pero' come i segni proto-canaaniti/sinaitici si sarebbero evoluti in ugaritico e poi in fenicio. Per questo pretendono un 'atto di fede'!).
Le scritture levantine furono sempre pittografiche, come dimostra anche la loro derivazione acrofonica. Quelle europee furono simboliche migliaia d'anni prima che quelle pittografiche apparissero. La scrittura e' la rappresentazione simbolica (e solo simbolica) del linguaggio. BS).

Caveat: lo studio dell'ugaritico potrebbe portare a dimostrare che il monoteismo cristiano derivava da credenze Pannoniche, ritrovate anche in Asia Centrale, che indicano quelle religioni come essenzialmente monoteistiche (Dea madre, Dea Sole, Dio cielo). D'altra parte, la 'Vergine Madre' era una divinita' fenicia, Tanit, la Vergine Madre dei Punici di Cartagine; la resurrezione apparteneva alla mitologia Egizia (Osiris); Ishtar ed Inanna... I Pannonici potrebbero aver portato in Fenicia non solo l'alfabeto, ma anche la loro religione ed il loro cappello conico, che divento' il lebade'.

Michelangelo

PER FAVORE, se citate il mio lavoro, per favore, non etichettatemi 'linguista'. Lo considero un offesa e divento furioso quando sento chiamarmi 'linguista'.

ISBN 88-95025-07-5 (978-88-95025-07-7), 168 pagine, incluse 63 tabelle in bianco e nero, 46 delle quali compilate da accademici ed usate come fondamento della ricerca.

FONTI (una lista incompleta):

(NOTA IMPORTANTE: nessun carattere riportato in questo libro e' stato ricostruito (eccetto due). I caratteri degli alfabeti ricostruiti, tutti, esistevano, graficamente identici, in alfabeti strettamente collegati a quelli ricostruiti e sono ripresi da una delle fonti seguenti).

Web sites:
Omniglot.com
Ancientscripts.com
Proel.org
Wikipedia

China.org.cn

Simbolisullaroccia.it

Accademici:
Schmidt, H. (1903)
Galáithay, T. (1914)
Elliot (1989), Runes
Kirkhoff, A., 'Der ältesten Griechischer Alphabete'
'GORILA 5' (Minoan script)
'CHIC' (Linear A/B)
Prifysgol Cymru, University of Wales, U.K.
Diker, Silahi, Izmir, Turkey
Hosszú, Gabór, Hungary
Endo, Orie, Bankyo University, Tokjo, Japan
Edmondson, J. A. et alia, University of Victoria, Canada (132)
Watkins, C., UCLA, USA
Van Windekens, A.J
Schmalstieg, W.R., Pennsylvania State University, USA

Musei:
Musocco Museum, Lugano, Switzerland
National Museum of Damascus, Syria
National Museum of Beirut, Lebanon
Musée du Louvre, Paris, France
Castle Museum, Budapest, Hungary
Column of Trajan, Rome, Italy

libri:
'I Camuni', AA. VV., Italy
'Xi'an Banpo', Kaoguxue Zhuan Kan, Beijing, China
'Antropologia della scrittura' G.M. Facchetti, Italy
'Alfabeti', M. Negri, Italy
'L'enigma delle lingua Etrusca', G.M. Facchetti, Italy
'The German language', R.E. Keller, New Jersey Humanities Press, USA
Pääbo, Andres, Canada
'The Blackwell Encyclopedia of Writing Systems', F. Coulmas, U.K.
'Le Petit Champollion illustré' Christian Jacq, France
'Dictionary of Nü Shu', Chen Qi Guang, China
'Hanshu records' China
'I Fenici', Rizzoli, Italy
'The Homeland reclaimed', László Botos, USA
'Le rune', M. Massignan, Italy

Key words: Ugaritic abjad, Ugaritic script, Ugaritic alphabet, Ugaritic writing, Ugarit, Magyar rovas, rovasiras, Old hungarian script, Old Hungarian writing, Germanic runes, Futhark, young Futhark, Futhork, Viking runes, history of the alphabet, proto-Canaanite, proto-Synaitic, non-Chinese scripts in China, Kaganga script, Yi script, Nü Shu sillabary, Phoenician abjad, Phoenician script, Phoenician alphabet, Phoenician writing, Etruscan alphabet, Greek alphabet, Esik, Camuni alphabet, Veio alphabet, Marsiliana alphabet, Lemnos script, secret script.